Credi in te stessa
Hive Ride
Tutte noi andiamo in bici per motivi diversi: chi per tenersi in forma, chi per gareggiare e spingersi oltre i propri limiti, chi semplicemente per staccare e stare all’aria aperta. Qualunque sia l’approccio, credo che una cosa sia comune a tutte: la bici è anche un modo per sentirsi parte di qualcosa di più grande, per sentirsi parte di una comunità.
Nel mondo del ciclismo, e in particolare nel ciclismo su strada, questa comunità ha storicamente avuto un aspetto piuttosto definito. È un ambiente ricco di tradizioni e quindi anche di “regole non scritte” su come ci si dovrebbe presentare: calzini a una certa altezza, occhiali sopra – mai sotto – il casco, e così via. Inoltre, è sempre stato uno spazio prevalentemente maschile. Come donna, sono abituata a essere in minoranza, ed è una cosa che ha sempre fatto parte della mia esperienza in questi 10 anni di ciclismo.
Mi chiamo Emma Boutcher e lavoro come product development manager in MET.
Nel mio ruolo passo molto tempo in ufficio, tra prototipi, test e idee sviluppate con il team. Ma prima di poter fare davvero bene questo lavoro, è fondamentale uscire e vivere questo sport in prima persona.
Bisogna confrontarsi con i rider, non su Zoom ma in un contesto che li metta a proprio agio e li inviti ad aprirsi. Solo così si possono capire davvero i loro bisogni, immedesimarsi nelle loro difficoltà e trasformarle in soluzioni, per farle diventare prodotti concreti e pensati con uno scopo ben preciso.
Anche se non sempre è evidente, questo sport sta evolvendo rapidamente, e con lui anche le esigenze di chi lo pratica. Sono esigenze diverse da persona a persona, per età e generi, e tutte hanno la stessa importanza.
Tradizionalmente, però, le voci maschili sono state le più forti e quindi quelle maggiormente ascoltate per poi diventare nuovi prodotti. Come ciclista e professionista del settore, sento la responsabilità di dare spazio anche ad altre voci, anche a quelle più silenziose.
Lo scorso weekend, alla Hive Ride, circondata da altre 85 donne, ho avuto la conferma di come questo sport stia cambiando: sta diventando più inclusivo e sta finalmente assumendo la forma di una vera community.
Dopo il momento foto, molte rider si sono avvicinate allo spazio dedicato ai caschi, interagendo subito non solo con il brand ma con il prodotto stesso. Le abbiamo aiutate a trovare la taglia giusta e a regolare il casco nel modo più corretto — allungando i cinturini sotto il mento e regolando il sistema di adattamento per una vestibilità perfetta.
Con il casco indossato, si guardavano allo specchio e vedevano riflessi i colori del modello Tadej Dream State — viola, blu e rosa — che valorizzavano i loro kit da ciclismo. Così pronte, con un casco ben regolato e un colore che si abbinava al loro stile, siamo riuscite a trasmettere sicurezza, protezione e soprattutto un senso di empowerment.