Nove giorni. Nessun margine di errore.
24 ore con UAE Team ADQ
Durante la colazione, Elisa Longo Borghini racconta di aver trascorso la serata precedente a studiare il percorso di gara invece di riposare. Nel pomeriggio ha alcuni impegni con i media e vuole presentarsi sapendo già tutto sulle salite. "È un mostro", dice riferendosi al Tour de France Femmes avec Zwift. "Davvero durissimo."
Non sta esagerando.
Il Tour femminile, che prenderà il via il 1° agosto, si disputa in nove tappe consecutive, senza alcun giorno di riposo. A differenza del Tour maschile, non esistono pause nel calendario. Ogni tappa comincia con le gambe che portano ancora addosso la fatica del giorno precedente. L'obiettivo non è evitare la stanchezza – probabilmente significherebbe non aver corso abbastanza forte – ma recuperare abbastanza velocemente da riuscire a esprimersi di nuovo al massimo il giorno successivo.
È proprio questo obiettivo a guidare quasi ogni scelta durante l'ultimo ritiro in montagna di UAE Team ADQ.
A quasi 1.800 metri di altitudine, l'adattamento non può essere accelerato. Con meno ossigeno disponibile a ogni respiro, il corpo è costretto a lavorare di più anche durante gli sforzi più leggeri. Con il tempo, questo stress fisiologico può stimolare adattamenti che migliorano la resistenza una volta tornati a quote più basse, ma solo se si concede all'organismo il tempo necessario per adattarsi. E ogni atleta reagisce in modo diverso.
C'è chi si ambienta quasi subito e chi, invece, impiega diversi giorni prima che quella sensazione di pesantezza inizi a svanire. Mavi García, che vive e si allena abitualmente a circa 2.400 metri di quota, si trova naturalmente più a suo agio rispetto alla maggior parte delle compagne. Eppure tutte vengono monitorate esattamente allo stesso modo, tanto che la colazione diventa quasi un controllo medico oltre che un momento per mangiare.
Frequenza cardiaca a riposo, saturazione dell'ossigeno nel sangue, qualità del sonno e la semplice domanda "Come stanno le gambe?" entrano a far parte della routine quotidiana.
Prima ancora che qualcuno agganci le scarpe ai pedali, gli allenatori hanno già un quadro preciso di come ogni atleta abbia risposto al carico di lavoro del giorno precedente.
Eppure, nonostante questo approccio estremamente scientifico, l'hotel è tutto fuorché un laboratorio ad alta prestazione. È un tradizionale rifugio di montagna, costruito quasi interamente in legno, con balconi intagliati, pavimenti lucidi e vecchi dipinti che sembrano aver osservato generazioni di escursionisti e sciatori passare da queste stanze.
Al centro di tutto c'è Achille, il gestore del rifugio, che riesce in qualche modo ad anticipare qualsiasi richiesta prima ancora che venga formulata. Il caffè arriva prima che le tazze siano vuote. Basta accennare a un pranzo leggermente posticipato per il giorno successivo e lui è già sparito in cucina.
Diventa subito evidente che la performance non è fatta soltanto dalle atlete.
Mario, il meccanico della squadra, vive il proprio lavoro esattamente con questa filosofia. Quando gli si chiede quale sia l'aspetto più importante del suo mestiere, non parla di cambi perfettamente regolati o di qualche secondo risparmiato durante una sostituzione di ruota.
Parla di fiducia.
Il suo compito è fare in modo che ogni atleta abbia totale fiducia nella propria bicicletta. Quando si affrontano discese di montagna ad alta velocità, la bici deve quasi scomparire sotto chi la guida.
A questi livelli, la fiducia è prestazione.
E questo conta ancora di più in una domenica sulle Dolomiti.
Verso la tarda mattinata, le strade si riempiono del consueto spettacolo estivo. Ciclisti che affrontano i passi più celebri per depennarli dalla propria lista dei desideri, motociclisti che disegnano traiettorie tra i tornanti e camper che salgono lentamente verso i valichi. Il traffico è tale che seguire una squadra WorldTour con l'auto al seguito richiede quasi più pazienza che abilità.
Le atlete sembrano completamente indifferenti a tutto questo.
In cima a uno dei passi si fermano per qualche selfie con i tifosi. Chiacchierano con naturalezza mentre gli smartphone passano di mano in mano. Si scattano fotografie, si sorride.
Pochi minuti dopo sono di nuovo in sella, immerse in un'altra serie di esercizi ad alta intensità.
Già il percorso previsto per la giornata sarebbe impegnativo, ma il programma comprende anche ripetute di sprint in quota, dove ogni accelerazione richiede uno sforzo ancora maggiore rispetto a quello necessario al livello del mare.
Il passaggio da un'atmosfera rilassata alla massima concentrazione avviene quasi senza che ci si accorga del cambiamento.
Quando rientrano in albergo, biciclette, caschi e scarpe vengono lavati quasi prima ancora che le atlete abbiano sganciato i pedali.
Nel giro di pochi minuti tutte hanno fatto la doccia, si sono cambiate e sono di nuovo nella sala da pranzo.
Il pranzo è già pronto: un buffet accompagnato da porzioni di pasta accuratamente pesate, perché anche un gesto apparentemente semplice come mangiare ha uno scopo preciso.
Il pomeriggio è interamente dedicato al recupero.
Osservando da vicino la routine della squadra, colpisce quanto poco tutto questo assomigli davvero al riposo.
All'esterno del rifugio sono state allestite una piccola piscina con acqua fredda e una vasca idromassaggio che ricordano quasi un laboratorio all'aperto.
In fondo è proprio questo che sono.
L'obiettivo non è soltanto alleviare la sensazione di gambe pesanti.
L'alternanza tra acqua fredda e calda provoca una continua vasocostrizione e vasodilatazione, favorendo la circolazione e aiutando l'organismo a smaltire parte dei sottoprodotti metabolici accumulati durante gli sforzi più intensi.
La ricerca scientifica continua ancora oggi a studiare l'efficacia della terapia di contrasto, ma molte squadre di alto livello la utilizzano come parte di una strategia di recupero più ampia.
Da sola non rappresenta una soluzione miracolosa. Insieme a nutrizione, sonno e massaggi può però contribuire a far sì che le atlete affrontino il giorno successivo con qualche energia in più.
Poi è il momento della Tecar terapia, seguita dall'applicazione di bendaggi compressivi che avvolgono i muscoli affaticati, dai piedi fino alle cosce.
Infine arriva il massaggio, l'ultima tappa prima della cena, dove le mani dei massaggiatori completano ciò che acqua fredda e calda non sono riuscite a fare.
Ogni trattamento aggiunge un piccolo tassello al recupero.
Nessuno, preso singolarmente, è determinante.
Tutti insieme sono progettati per permettere alle atlete di ripetere il giorno successivo lo stesso livello di lavoro.
Molte ammettono che a casa non hanno accesso a gran parte di queste strutture.
Una normale doccia, ad esempio, non diventa abbastanza fredda da creare un vero contrasto termico.
Quando le si chiede come faccia invece lei, Elisa ride.
"Il fiume."
Attorno al tavolo nessuna sembra particolarmente intenzionata a seguire il suo esempio.
La mattina seguente assomiglia moltissimo a quella precedente.
Dopo la colazione arriva la sessione di mobilità, poi il gruppo si divide.
Metà delle atlete scende a valle per una seduta di forza in palestra seguita da un'uscita facile su strade pianeggianti.
Elisa, invece, resta in quota per sottoporsi a test fisiologici, confrontando i nuovi dati con quelli raccolti nei mesi precedenti.
In tutto questo non c'è nulla di spettacolare.
La preparazione ad altissimo livello raramente lo è. È fatta di metodo, ripetizione e costanza assoluta, con la consapevolezza che nessun risultato importante nasce da un singolo allenamento.
Quando UAE Team ADQ lascerà le montagne, questa routine sarà ormai diventata automatica.
Atlete, allenatori e staff avranno interiorizzato il ritmo che servirà per affrontare nove giorni consecutivi di gara.
Il Tour non è ancora iniziato.
Ma dopo aver trascorso 24 ore all'interno del ritiro, una cosa appare sorprendentemente chiara: la prestazione non si costruisce quasi mai durante la corsa.
Si costruisce tra una colazione e un controllo fisiologico.
Nell'officina del meccanico e nella stanza dei massaggi.
In un pranzo calibrato al grammo, in un'immersione nell'acqua fredda, in un massaggio ripetuto giorno dopo giorno.
Nessuno di questi momenti finirà negli highlights della corsa.
Insieme, però, potrebbero fare la differenza tra partecipare al Tour e conquistare la maglia gialla.